Epidurale sì o no? Quali sono i rischi e quali i vantaggi

by Giorgia

Qualsiasi donna in procinto di partorire si è chiesta almeno una volta “Epidurale sì o no? ”.

Infatti sono molti i dubbi e i pregiudizi attorno a questo metodo analgesico, i falsi miti e i punti interrogativi.

L’epidurale altro non è che una combinazione di anestetici locali e oppioidi in grado di far cessare il dolore delle contrazioni in circa 10 o 15 minuti dal momento della somministrazione, e quindi permette alla donna di affrontare il parto in maniera quasi indolore, sia nella fase di travaglio che in quella espulsiva.

Non solo dopo i 4 cm di dilatazione

Fino a poco tempo fa la tradizione scientifica prevedeva che l’epidurale non venisse effettuata prima dei 4 cm di dilatazione, nel dubbio che un’epidurale precoce potesse aumentare il rischio di parto cesareo o strumentale con forcipe o ventosa. Eppure uno studio recente, pubblicato dalla Cochrane Collaboration, la più accreditata iniziativa internazionale per la revisione critica delle informazioni sugli interventi sanitari, afferma che il momento giusto non esiste, e che l’epidurale può essere effettuata anche ad inizio travaglio laddove la donna lo desideri, grazie al fatto che gli anestetici più recenti possono essere usati a concentrazioni minori e permettono di ottenere il blocco sensoriale ma non quello motorio. Pertanto la partoriente non sente dolore, ma può addirittura alzarsi e camminare.

Ma attenzione: il fatto che sia stato dimostrato che l’epidurale precoce non comporti rischi non rende imperativo che gli ospedali si adeguino: ogni struttura segue il proprio protocollo, per cui se decidono che da loro l’epidurale viene effettuata dopo i 4 cm di dilatazione, non potrete che adeguarvi e attendere.

Epidurale: come viene eseguita

Prima di effettuare l’epidurale viene eseguita un’anestesia locale sulla schiena, poiché l’ago dell’epidurale è molto importante e la somministrazione potrebbe risultare molto dolorosa e, quindi, causare movimenti pericolosi nella donna, che invece deve rimanere più ferma possibile.  L’iniezione si pratica nel tratto lombosacrale della colonna vertebrale, e più precisamente nello spazio compreso fra la dura madre e la superficie interna del canale rachidiano, così da anestetizzare i nervi che si diramano al torace e alla metà inferiore del corpo.

Ma il lavoro dell’anestesista, che deve rimanere nei paraggi per tutta la durata del parto, non finisce lì. Infatti occorre che controlli periodicamente la paziente e faccia dei rabbocchi di farmaco ogni ora.

Ma, purtroppo, non tutte le strutture ospedaliere dispongono degli anestesisti h24, motivo per cui in alcuni ospedali non è, tutt’oggi, disponibile questa forma di anestesia, oppure lo è solo in determinate fasce orarie.

Questo è uno dei motivi per cui in Italia solo il 16% delle donne partorisce con l’epidurale, e molte donne non riescono a goderne per mancanza di disponibilità. E invece dovrebbe essere diritto di ogni donna che la desideri, perché l’idea che si debba partorire con dolore è pressoché superata. Per fortuna, aggiungerei. Ma purtroppo, al momento, non esiste nessuna normativa che obblighi gli ospedali ad assicurare l’analgesia al parto.

Epidurale sì o no: rischi e vantaggi

Fermo restando che ogni esperienza è a sé, sono molte le testimonianze positive di chi ha partorito con l’ausilio dell’epidurale: lo chiamano parto dolce, e non a caso. Chi ha sperimentato entrambe le esperienze (parto senza anestesia e parto con epidurale) molto spesso racconta entusiasticamente che le differenze tra l’uno e l’altro parto sono notevoli. Se non si è in preda ai dolori è chiaro che ci sarà una maggiore partecipazione da parte della donna, e lei stessa si godrà appieno la grande impresa di mettere al mondo il proprio bambino. Niente imprecazioni, niente urla che tolgono fiato e lucidità!

Se da un lato c’è chi sostiene che con l’epidurale le spinte siano meno efficaci, dall’altro c’è chi dice che invece una maggiore lucidità fa sì che si riesca ad essere più collaborative con il personale ostetrico. C’è da sottolineare però che in alcuni casi, essendo che l’anestesia epidurale non fa avvertire le contrazioni, il corpo fa più fatica a spingere, in quanto non parte nessun input che dica al cervello di spingere. Ma questo è un ostacolo che si raggira facilmente, in quanto può dirvi l’ostetrica quando è il momento di spingere.

I rischi

Ma, come ogni intervento medico, anche l’epidurale non è esente da effetti collaterali e complicanze, seppur rare e di lieve entità.

La probabilità di incorrere in rischi gravissimi è la seguente:

  • danni neurologici permanenti: da 2 a 4 casi su centomila;
  • morte o paraplegia: da 7 a 18 casi su un milione.

Complicazioni più o meno gravi:

  • Abbassamento della pressione, che può causare nausea; in genere al paziente viene inserito un ago cannula nel braccio attraverso cui vengono somministrati continuamente fluidi per ridurre il rischio di ipotensione.
  • Perdita del controllo della vescica, che viene gestito attraverso il posizionamento di un catetere.
  • Prurito, legato ai farmaci antidolorifici che vengono talvolta iniettati con l’epidurale.
  • Nausea, che si verifica comunque più raramente che con i più tradizionali oppiacei.
  • Mal di testa, che in alcuni casi può essere severo e persistente per settimane; in questi casi l’anestesista provvederà attraverso una serie di step successivi a risolvere il disturbo.
  • Depressione respiratoria, soprattutto in caso di alte dosi di anestetico; il paziente, anche per questo motivo, è comune sempre strettamente monitorato dall’anestesista.
  • Danni a nervi, con perdita di sensibilità o movimento a specifiche zone del corpo; nella maggior parte dei casi si tratta di un effetto collaterale destinato a risolversi spontaneamente nell’arco di qualche settimana/mese.
  • Infezione, localizzata a livello della cute dove avviene l’inserimento del catetere.

Per il resto, come abbiamo già detto, l’epidurale non aumenta il rischio di cesareo, ma semmai di parto operativo (forcipe, ventosa, episiotomia, manovra di Kristeller). Anche se sembra avere effetti positivi sia sulla madre che sul bambino in quanto vengono quasi totalmente eliminati lo stress e la stanchezza che il forte dolore possono provocare.

Quando non fare l’epidurale

Ciò non toglie che una donna possa desiderare di viversi il suo parto in maniera del tutto naturale, con meno medicalizzazioni possibili. Infatti non è impossibile imparare a gestire il dolore e utilizzarlo a proprio favore, sebbene queste capacità e questa modalità quasi zen di affrontare il parto, richiedano una preparazione mentale ed emotiva di alcuni mesi. Quindi la donna che sceglie di partorire nella maniera più naturale possibile non è stupida, e non è neppure un’eroina, così come non lo è chi invece sceglie di partorire con i supporti della scienza.

L’unica cosa davvero importante è la consapevolezza, essere a conoscenza di cosa si affronterà e di ciò al quale si andrà incontro in un caso o nell’altro.

Epidurale sì o no?

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