La moglie del trasfertista

by Giorgia

Ciao mi chiamo Giorgia e sono moglie di un trasfertista , colui che lavora frequentemente in trasferta in Italia o all’estero, colui che sta via anche più di sei mesi l’anno.

No, nello scrivere questo post non mi sono ispirata a quel film di qualche anno fa La moglie dell’astronauta. (Ah proposito, ma quanto era figa Charlize Theron nel ruolo di protagonista??)

Va beh… Questo post parlerà della mia di vita, ovvero la vita di una moglie di un trasfertista.

Quando conobbi Andrea faceva già questo lavoro, tant’è che finora ha già maturato un’esperienza più che decennale. Fare il trasfertista ti deve piacere, ti deve piacere viaggiare, perché sei sempre via lontano da tutto e da tutti, amici e parenti.

Ti deve piacere l’avventura, perché non è detto che ti mandino in un bel posto, anzi il più delle volte, mi raccontava Andrea, ti spediscono nel bel mezzo del nulla o in paesi dove devi girare con l’autista, perché il livello di delinquenza è alto.

Non pensate che chi fa questo lavoro vada in villeggiatura: di solito chi fa il trasfertista ha dei cantieri da finire con tempi ristretti al l’osso e il tempo libero che rimane per polleg(are) è pressappoco inesistente.

Il trasfertista non ha orari: può capitare di lavorare fino a notte tarda o essere chiamati all’alba per un’emergenza.

Ci sono anche i suoi lati positivi eh.

Per esempio il salario: chi fa il trasfertista, di solito percepisce un po’ di più, ma che sia chiaro, nessuno ti regala niente.

Un altro aspetto positivo è che conosci un sacco di persone nuove, hai amici sparsi per il mondo.

Apprezzi la diversità delle culture, le religioni e a mio parere, a forza di viaggiare in altri continenti, hai una mentalità più aperta.

Ma tornando a noi, se Andrea è spesso via in giro per il mondo, la sottoscritta è a casa ad aspettare, come la Penelope de noàntri.

Aspettare non fa rima con annoiare, che sia chiaro! Crescere due bambine piccole da sola è faticoso: ci sono mattine che mi sveglio più stanca di prima, con la schiena a pezzi (saranno i quasi nove mesi che dormo sul divano?)

Le mie giornate cominciano all’alba, per poi finire non si sa quando.

Si corre già di prima mattina, cambio pannolino, lattuccio e vestizione. E poi nel frattempo si sono fatte la pupù addosso e allora di nuovo cambio pannolino: anche se non sono gemelle, spesso vivono in simbiosi 😉

E comunque qualsiasi cosa è moltiplicato per due, dalla pappa, alla merenda, il bagnetto, ai capricci, insomma finisci con una bambina e ricominci con l’altra. Questo tutti i santi giorni. Le mie occhiaie parlano da sole…

Queste son le occhiaie della moglie del trasfertista :-(

Spesso mi si chiede: “Perché non mandi la bambina più grande all’asilo nido?” Ci ho provato eh, ma è durata un mese e ci siamo ritrovate tutte e tre malate, Ginevra ha rischiato il ricovero in ospedale.

Allora anche l’asilo bocciato, preferisco tenerle a casa tutte e due, ma sane e soprattutto senza ulteriori preoccupazioni sul groppone.

Con due bambine piccole, il tempo da dedicare a sé stesse… Esiste??

Per ora faccio veramente fatica a ritagliarmi del tempo SOLO per me. Fare la doccia o stare seduta sul wc senza spettatori è diventato un lusso, figuriamoci iscriversi in palestra, se ne riparlerà tra qualche mese… Non ho scritto tra un anno, perché sono positiva!

Per ora mi accontenterei di quattro ore di sonno di fila, non chiedo altro.

La mia vita sociale si svolge pressoché nei parchi, conosco tutte le mamme che li frequentano! Ormai riesco a sostenere una conversazione mentre rincorro mia figlia 😉

Non esistono giorni di festa per la moglie del trasfertista, tutti i giorni sono uguali, tutti i giorni il solito tran tran.

Lo scorso weekend si celebrava la Pasqua, ma che festa è se Andreai non c’è? Allora ti inventi qualcosa, tipo vai a fare shopping con le bimbe.

Sì ho detto shopping, ma con le bimbe al seguito bisogna armarsi di tanta pazienza e dopo due ore torni a casa più stanca di prima (io), loro no e ti maledici per l’idea balzana!

L’unica cosa che mi rimane da fare è stringere i denti ancora per un po’ di tempo, mi faccio coraggio da sola, perché prima o poi le bambine cresceranno.

Prima o poi (speriamo prima) arriverà anche il visto e noi raggiungeremo (finalmente) il nostro papi oltreoceano.

Dai che (forse) manca poco.

PH by Giorgia Balestri © 2016 Once Upon A Dream – Tutti i diritti riservati

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9 comments

Samantha 06/01/2016 - 8:21 PM

Come ti capisco! Fidanzata con un trasfertista, capocantiere che dall’inizio dell’anno è stato a casa si e o 20 giorni.
Trasferte in luoghi bellissimi tipo il Pakistan girando con la scorta e scappando da sparatorie. Un lavoro molto duro ma se lo ami anche molto appagante!
Ciao un bacio 🙂

Gaia 07/03/2016 - 4:24 PM

Ciao,
Io ho conosciuto il mio ragazzo al liceo, ci siamo laureati entrambi e lui ha trovato lavoro come trasfertista, avevamo altri progetti per noi ma a lui piace anche se sa che nel futuro si perderà tanto della sua vita privata, il problema è che anche io cerco di fare carriera nel mio settore, lavoro sodo anche 11/12 ore al giorno e nn so come dovrei fare a gestire una famiglia da sola un domani, ah dimenticavo, anche sarò soggetta a continui trasferimenti anche se in Italia…i nostri lavori ci piacciono ma ci sarà la possibilità di costruire un noi? Accetto consigli da chi vive già questa situazione

Once Upon a Dream 07/04/2016 - 11:28 AM

Ciao Gaia,
Siete da apprezzare come coppia e come gran lavoratori, specialmente in questi momenti di crisi. Come dici tu, chi intraprende questa carriera, mette in conto che si perderà qualcosa: prendi mio marito, l’ultima trasferta è durata tre mesi. Sai quanti progressi delle bambine si è perso? Per quanto riguarda il “lavoro” di mamma, ben venga se hai degli aiuti, ti saranno utili se avrai dei bambini. Se vorrai continuare a viaggiare, penso che sia una tua decisione, con la volontà si può far tutto. Io personalmente non ce la farei…

Un abbraccio

Giorgia

Once Upon a Dream 07/04/2016 - 11:22 AM

Ciao Samantha,
Mi ero persa il tuo commento, pardon. Io e te siamo nella stessa barca!

Un abbraccio forte

Giorgia

Paolo 01/05/2017 - 11:32 AM

Scusate se mi intrometto. Non so neanche come si fa a partecipare ad una chat su un blog ma leggo l’articolo ed I vostri commenti e vi vorrei chiedere una cosa. Da qualche mese lavoro come consulente organizzativo con una società che si occupa di salute e sicurezza sui cantieri all’estero. Secondo voi, potrebbe essere utile un servizio aziendale di support psicologico a chi viaggia per lavoro, alla sua dolce metà che rimane a casa ed in generale a tutti e due come famiglia? L’impressione che ho è che ci si preoccupy molto dell’incolumità fisica e molto poco di qulla spicologica e delle sue conseguenze. Voi cosa ne pensate?

Giorgia 01/06/2017 - 10:32 AM

Buongiorno Paolo,
In tutta sincerità non ci avevo mai pensato.

Paolo 01/09/2017 - 3:07 AM

Grazie Giorgia.

Per esperienza personale io ho notato alcune problematiche
a) I bimbi piccolo tendono ad avere bisogno di un paio di gionri almeno per riabituearsi alla presenza del padre
b) la moglie tende a pianificare la propria vita in autonomia ed il ritorno del marito è percepito come un’invasione di spazi già occupati
c) chi rientra tende a non avere nessuno con cui condividere le esperienze vissute all’estero
d) chi rientra tende a non riuscire ad entrare nelle dinamiche relazionali di chi non è partito e progressivamente si isola.
e) I ruoli possono diventare predominanti rispetto ai sentimenti.
f) I tempi concessi tra una partenza e l’altra sono spesso non corrispondenti ai tempi necessari a ricreare sintonia.

C’è qualcosa di condivisibile e estendibile a terzi secondo te in questa analisi o è piuttosto da considerare solo il frutto di un’esperienza negative?

Buona giornata

Paolo

Marco 11/22/2018 - 5:25 PM

Sei da apprezzare! Posso raccontarti il mio caso, io ho due bimbi 2 e 5 facendo il programmatore per macchine automatiche, sviluppo il software e poi seguo la macchina nel luogo di installazione. Un lavoro bellissimo, molte soddisfazioni ma aimè mi stavo perdendo la crescita dei miei bimbi, sicché mi son detto cambio lavoro, non piú il programmatore ma il tecnico commerciale, il lavoro non mi piace ma mi stò godendo tutte le sere la mia famiglia! Poi avendo più tempo a disposizione da poco ho iniziato a programmare qualche macchinetta nello scantinato di casa. Bisogna avere coraggio di cambiare, si vive una volta sola e se si é deciso di fare una famiglia essa va vissuta, certo ci vuole anche fortuna nel poter cambiare, e saper cogliere le occasioni al volo.

Giorgia 11/22/2018 - 6:22 PM

Ciao Marco,
Grazie del tuo commento, sono d’accordo con te su tutto, nella vita ci vuole una gran fortuna! Ti faccio in bocca al lupo per tutto !!!

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